Enrico Florentino
2 Dicembre 2019

#062 – Il marketing esperienziale del Consulente finanziario – di Enrico Florentino

Le forme tradizionali di marketing e pubblicità stanno mostrando la corda.


Diventa pertanto più complesso anche per il Consulente finanziario cominciare a ragionare in termini di marketing in un modo differente da quanto è stato sinora.


C'è però un trend negli Stati Uniti che va affermandosi ed è quello del marketing esperienziale.

Scopri gli argomenti dell'episodio:
1. INTRODUZIONE – 1.44
2. OGGI FARE MARKETING È COMPLESSO - 4.52
3. COS’È IL MARKETING ESPERIENZIALE – 11.45
4. L’IMPORTANZA DEL MARKETING ESPERIENZIALE – 15.25
5. COME COSTRUIRE UNA CAMPAGNA DI MARKETING ESPERIENZIALE – 27.11
6. CONCLUSIONI - 35.04

Ciao e grazie per aver deciso quest’oggi di stare in mia compagnia ascoltando la puntata numero 62 dell’IMPRENDIPROMOTORE PODCAST. Io sono Enrico Florentino e voglio aiutarti a migliorare la tua impresa di consulenza finanziaria.

Prima di cominciare questo episodio, prenditi un momento per iscriverti a questo podcast e, se ti va, lascia una recensione.

 

Qual è la nuova frontiera del marketing per i consulenti finanziari?

Che cos’è il marketing esperienziale?

Perché i marketing esperienziale potrà aiutarti a far crescere la tua impresa di consulenza finanziaria?

 

1. INTRODUZIONE – 1.44

Sono ancora troppo pochi i consulenti finanziari che hanno inserito nella loro agenda quotidiana delle azioni di marketing ben strutturate. Questo, se ci pensi è un vero peccato, perché, diceva Peter Drucker (il padre del management moderno): “Lo scopo del marketing è rendere la vendita superflua”, ovvero, più avrai la capacità di lavorare su un marketing efficace, più diventerai attraente per i clienti e i potenziali clienti, tanto da rendere realmente superfluo il dover convincere, persuadere o indurre i clienti a comprare da te.

Tardare questa attività ‒ importantissima per la vita è il futuro di qualsiasi impresa ‒ è un vero peccato mortale, perché senza marketing difficilmente riuscirai a sviluppare il tuo business, o quanto meno lo svilupperai alla stessa velocità con cui lo hai sviluppato sinora e se la tua velocità non è particolarmente interessante, fatti qualche domanda su quello che potrà essere lo sviluppo futuro della tua impresa di consulenza finanziaria.

Vuol dire non essere consapevoli fino in fondo che si sta mettendo seriamente in gioco il proprio futuro professionale, su questo sono categorico, te lo dico già subito: se non fai marketing ci sarà un grosso rischio che tu metta realmente in grande pericolo il futuro della tua professione.

Per quale motivo?

Perché le minacce che si stanno addensando all’orizzonte (penso ad esempio alla mi fi 2, alla tecnologia), ma vorrei anche portare la tua attenzione su quelli che potrebbero essere dei possibili competitor, con i quali tu hai a che fare oggi in termine di collaborazione, ma che domani potrebbero diventare dei competitor molto tosti da combattere (sono i dottori commercialisti).

Già qui, per esempio, dovrebbe indurti a mettere nella tua agenda quotidiana delle attività di marketing che comincino realmente a farti conoscere, a piacere ai clienti, a farli fidare di te di più. Ma fare marketing vuol dire tutto e vuol dire niente.

Allora, che tipo di marketing potrebbe essere più di altri efficace, oggi?

Nella puntata dell’Imprendi(promo)tore Podcast di oggi ho voluto trattare una tipologia di marketing che oggi sembra poter essere la vera nuova frontiera, per chi, come i consulenti finanziari, come te che stai ascoltando questo podcast, vende un servizio, un qualcosa di intangibile.

Quando si parla di intangibilità è necessario ricorrere allo stimolo di tutti i sensi, ma come stimolare tutti i sensi adeguatamente?

Ascolta la puntata del podcast e lo scoprirai.

2. Oggi fare marketing è complesso – 4.52

Vorrei partire, nella puntata di oggi, da una riflessione che ho fatto anche alla luce di un articolo che mi ha molto colpito, che è uscito negli Stati Uniti: le forme tradizionali di marketing e pubblicità stanno cominciando a mostrare la corda.

C’è una recente ricerca, fatta negli Stati Uniti, che afferma che l’81% dei consumatori, essendo continuamente esposti a spot online, si sentano esausti. Addirittura il 67% considera la pubblicità digitale irrilevante e la cosa mi fa molto riflettere perché se questa è realmente la situazione significa che: “Houston abbiamo un grosso problema”.

Probabilmente noi in Italia abbiamo ancora dei margini di crescita legati al ritardo che portiamo come paese rispetto a tutta la logica degli acquisti online, perché buona parte della pubblicità che viene fatta online serve a stimolare e sollecitare gli acquisti.

Pensa che nel 2017 le transazioni passate attraverso e-commerce erano appena del 3,2% in Italia, contro i picchi del 14%, per esempio, in Gran Bretagna.

Questo fa riflette su quanto da un lato ci sia del potenziale per questo mercato di poter crescere, dall’altro lato che ci sia del potenziale per fare del marketing online, ma poi arriveremo anche noi a vivere ciò che di fatto stanno vivendo gli USA.

A prescindere da ciò, fare marketing oggi diventa sempre più complesso.

Cominciare, da parte del consulente finanziario, a ragionare in termini di marketing in modo differente da quanto è stato sinora, oltre a essere complesso è anche particolarmente difficile perché sei sempre stato abituato a lavorare in termini di marketing con una logica di tattica e di tattica di breve termine, non strutturata, senza mettere a punto un’adeguata strategia a cui aggiungi anche la complessità relativa all’utilizzo di diversi strumenti e modalità per circondare il cliente di tuoi stimoli per farlo arrivare a te e rendere inutile la vendita grazie all’efficacia del tuo marketing.

Sono ancora troppo pochi i consulenti finanziari che hanno in piedi delle attività di marketing ben strutturate, troppo pochi, anche, per i miei gusti e perché? Perché molto spesso non hanno una guida, non sanno come muoversi ed è altrettanto vero che spesso e volentieri demandano anche alla mandante un tipo di attività di marketing che però è completamente diversa in termini di logiche, rispetto all’attività di marketing che può fare una piccola impresa come quella del consulente finanziario.

Di solito la società mandante nel suo marketing fa essenzialmente brand awareness: fa in modo che il suo brand sia, presso i clienti, costantemente top of mind.

Dall’altro lato il fatto di cominciare a strutturare del marketing fatto in maniera decente, su basi strategiche e non solo su basi tattiche, è un’ottima opportunità per poter cominciare a distinguersi gli uni dagli altri, in un contesto che (obiettivamente) è molto omologato ed è estremamente concentrato su sé stesso.

Il settore fa veramente fatica a rendersi conto che sono finiti i tempi dove era sufficiente distinguersi dalle banche tradizionali per poter lavorare, era sufficiente quello per poter attrarre clienti, in fondo facevi delle cose in maniera diversa, con standard qualitativi diversi e quello era un elemento importantissimo in termini di differenziazione.

Oggi gli standard si sono alzati per tutti e i clienti sono sempre più esigenti da un lato, ma al contempo sempre più annoiati perché sono sempre alla ricerca di qualcosa che li stupisca e che possa attirare la loro attenzione.

Però, anche se li vai a stupire e ad attirare la loro attenzione, quando è il momento di decidere i clienti sono diffidenti, non riescono a cogliere le differenze che potrebbero esserci tra un consulente finanziario e l’altro e questo è un tema non da poco su cui cercherò di fare qualche ragionamento, oggi, in questa sede.

Questo ritardo che il settore della consulenza finanziaria italiano porta, per esempio, verso il settore della consulenza finanziaria americana che studio quotidianamente per cercare d comprendere quali possono essere i trend, ma anche le strategie adottate dai cugini oltreoceano, che ci consentono anche di poter partire quantomeno limitando gli errori che, per quanto sia salutare farne, se riusciamo a ridurli è molto meglio per tutti noi.

Diciamo che questo ritardo che noi stiamo portando non voglio leggerlo come un disvalore, ma al contrario, come un valore, come una ottima opportunità, adattando le azioni di marketing alla cultura e al contesto italiano, che sappiamo essere completamente differente da quello anglosassone o americano, ma che ci consente comunque di poter avere una serie di idee nuove e più efficaci da introdurre per poter essere più attraenti nei confronti dei clienti.

Dicevo, nello studiare il mercato americano quello che sta emergendo in maniera importante lì è proprio il trend del marketing esperienziale, ma che cos’è il marketing esperienziale?

3. Cos’è il marketing esperienziale – 11.45

Premesso che ciascuno di noi potrebbe avere una propria persona definizione di marketing, perché spesso mi capita di fare questo gioco e porre questa domanda nelle mie aule di formazione: “Secondo voi cos’è il marketing?” per venti partecipanti ci saranno venti definizioni differenti, molte che tenderanno anche a confondere la vendita con il marketing, che è vero che oggi sono due attività fortemente correlate tra loro, ma c’è sempre una bella distinzione tra ciò che è vendere e ciò che deriva dalle iniziative di marketing.

Detto ciò, in questa babele di definizioni che mi vengono date, cerco di riportare tutti a una definizione che a me è molto cara e che avrai sentito parecchie volte nelle puntate dei podcast, che è quella di aiutare i clienti a conoscerci, a piacergli e a fidarsi di noi di più. Questa è la mia personale definizione di marketing.

Quindi diciamo che con il marketing esperienziale s’intende quella forma di marketing che prevede il coinvolgimento (engagement) del cliente. In seguito ti racconterò di che vantaggi può dare incoraggiare il cliente, cioè non limitarsi a fare il compitino, a organizzare l’evento essendo anche soddisfatti perché abbiamo anche realizzato l’evento che si chiami “seminario finanziario, degustazione o corsa automobilistica”.

In realtà fare del marketing esperienziale vuol dire definire in maniera molto accurata tutti quelli che possono essere i particolari che riguardano l’attività pre lancio di marketing, l’attività durante il lancio della nostra iniziativa di marketing e poi tutta l’attività, altrettanto importante, che è successiva al lancio della nostra iniziativa di marketing.

Di fatto, si tratta di cominciare a lavorare su un cambio completo di paradigma che fa diventare il protagonista non più te, ne ho parlato molto anche nella puntata dedicata allo story branding, ma il protagonista vero è il cliente.

È un po’ come quando si va al cinema: alla fine il protagonista del film non è 007, ma siamo noi, in quel momento, che da spettatori ci immedesimiamo in James Bond e viviamo esattamente le stesse sue emozioni.

Il cambio di paradigma è fondamentale ed è molto, molto importante: non sono io, consulente finanziario, ad essere il protagonista delle azioni di marketing, ma sei tu caro cliente. Ho progettato tutto affinché tu sia il reale attore in tutta questa attività e io voglio semplicemente essere colui il quale organizza il contesto, che ti ha messo a disposizione il copione e ti fa fare le azioni che ti permetteranno di vivere qualcosa di nuovo, di istruttivo. Quest vuol dire di fatto marketing esperienziale.

4. L’importanza del marketing esperienziale – 15.25

Ma perché è importante il marketing esperienziale?

Riflettendoci, ciascuno di noi durante la propria vita quotidiana, nella settimana, avrà senz’altro vissuto delle esperienze fatte all’interno di ristoranti, store, ecc., che ci hanno talmente colpito per la loro positività o per la loro negatività, tanto da indurci ad agire e a fare determinate cose.

Allora perché è importante il marketing esperienziale?

Un primo elemento è l’aumento del coinvolgimento del cliente: più il cliente è coinvolto, più l’esperienza gli piacerà, più se e farà vanto con i suoi simili sia direttamente, sia sui social network.

Ti faccio un esempio: pensa all’esperienza che una persona può fare presso un ristorante stellato. Ricordo ancora con piacere una lezione, durante il mio master di marketing in business administration dove partecipò uno chef stellato: una delle cose che più mi ha colpito della sua lezione era proprio quanto contasse nel processo complessivo di accoglienza del cliente, la progettazione dell’esperienza che il cliente doveva fare nel suo locale.

Tutto era pianificato nei minimi dettagli, non si esauriva tutto nel riservare al piatto e all’impiattamento e nell’esperienza che il cliente faceva nel portare il cibo alla bocca, certo, va da sé che se ti rechi in un ristorante stellato ti aspetti di fare un’esperienza gastronomica di un certo livello, in realtà, però tutto era progettato nei minimi dettagli: a partire dall’accoglienza, al fatto che le persone venivano portate al tavolo, a come i camerieri si muovevano durante la cena (c’era tutta una coreografia), l’uscita dello chef, ecc. Ci aveva fatto vedere una mappa del customer journey dove tutto era definito nei minimi dettagli e dove ciascuno dei touch point (i punti di contatto dove il cliente aveva con l’esperienza: cameriere, sommelier, receptionist, chef, layout del menu) tutto era realmente definito nei minimi particolari.

La cosa che mi ha ancora di più colpito è stata una sua frase: “A prescindere dal fatto che le persone sono venute da me a mangiare hanno anche speso abbastanza ‒ un menù degustazione presso quel ristorante si aggirava, vini esclusi, intorno ai 220/230 euro ‒ c’è una componente del nostro marketing che è di fatto svolta proprio dai nostri clienti, perché il livello di coinvolgimento è tale e tanto che poi sono soliti postare sui social network, ma soprattutto nella settimana successiva, non faranno altro che raccontare di essere stati nel mio locale”.

Facci caso: il giorno dopo essere stato a mangiare da Cannavacciuolo o da Cracco, anche tu farai probabilmente la stessa e identica cosa, se non addirittura la farai finché sarai ancora lì a Villa Crespi o da Cracco in Galleria e certamente, ne parlerai poi per una settimana intera a tutte le persone che incontri.

Di fatto, tu non stai facendo altro che del marketing per conto del locale.

La cosa bella è che questo tuo parlare della tua esperienza da Cannavacciuolo, piuttosto che da Cracco, alla fine non solo l’hai pagata, ma, allo stesso tempo, stai facendo pubblicità a loro. Questo è il primo grande valore che dà il marketing esperienziale: aumentare il coinvolgimento del cliente.

C’è un secondo elemento che emerge sul perché è importante fare marketing esperienziale ed è quello che consente a te di stabilire delle relazioni significative. Immagina di coinvolgere dei tuoi clienti nel gran consiglio dei clienti (client advisory board), di questo straordinario strumento di marketing te ne ho parlato nella puntata #29, hai idea di che cosa voglia dire per un cliente essere coinvolto in un’iniziativa di questo tipo? Hai idea di cosa vuol dire per un cliente essere chiamato dal proprio consulente finanziario che gli chiede aiuto grazie alla client advisory board per chiedergli indicazioni su come muoversi in termini di marketing per l’anno successivo?

Immagina le sensazioni di un cliente: essere chiamato dal mio consulente che mi chiede di contribuire alla sua crescita finanziaria? Io non potrei che rispondere solo con “wow”, c’è poco da fare, qui c’è l’essenza della relazione profonda che si può venire a creare tra te e il tuo cliente, coinvolgendolo in un’attività di questo tipo.

Che cosa succederà il giorno dopo, quando il cliente comincerà a vedere che i suoi consigli sono stati messi a terra da te e si sono concretizzati?

Come minimo ne parlerà ai suoi amici, con le persone con cui ha più confidenza e a cui è più legato e questo non farà altro che portare acqua al tuo mulino e fare in modo che tu possa diventare ulteriormente attraente sul mercato.

Ecco, questo è vero engagement, questo è vero coinvolgimento, oltre al fatto che c’è un’umanizzazione del brand agli occhi dei clienti. Prova a pensarci: se non hai mai fatto niente di tutto ciò prima, il fatto che tu chiami il tuo cliente e lo fai entrare nella stanza dei bottoni della tua impresa vuol dire anche avere la capacità di dire al cliente: “Sono qui, sono nudo di fronte a te e sono a disposizione, pronto per ascoltarti. Mi tolgo i panni del professionista e metto i panni della persona che ha bisogno di aiuto e lo chiede proprio a te”. Il cliente è una persona importantissima per l’impresa.

Un terzo elemento che rende importante fare marketing esperienziale è sicuramente quello dell’aumento della loyalty, ossia della fedeltà dei clienti attraverso un altro elemento importante che è l’affinità elettiva. 24.14

C’è poco da fare, l’ho scritto anche nel mio libro: “Ognuno ha i clienti che si merita e a propria immagine e somiglianza”.

Più conosci i tuoi clienti e più approfondisci con loro la conoscenza, ne conosci le passioni e i valori. Queste sono informazioni che potranno consentirti di aumentare in maniera esponenziale la loyalty dei tuoi clienti su un piano che non sarà più solo quello del servizio e della performance e degli standard che tu eroghi, offri.

Attenzione: sia ben chiaro, tutti gli elementi (servizio, performance e standard) sono tutti necessari in un rapporto di business sano, ma ad aggiungersi è la capacità di coltivare una relazione che è basata su qualcosa di molto più profondo. Spesso e volentieri, a unire le persone sono proprio le esperienze.

Quante volte ti sarà capitato nella vita di vivere un’esperienza con delle altre persone ed è stata un’esperienza talmente profonda ed emozionante che ha contribuito a saldare ulteriormente un’amicizia, o a farla nascere o a rafforzarla.

Infine, perché è ancora importante fare marketing esperienziale?

Perché facendo fare delle esperienze ai clienti sei in grado di conoscerli di più e di ottenere più informazioni: quanto più otterrai informazioni, tanto più sarai in grado di poter realizzare delle attività che risuonino nel cuore e tra le emozioni del cliente.

Tutte informazioni che verranno dai clienti: è questo il grande salto di paradigma che dobbiamo fare. Essendo protagonista il cliente, dobbiamo realmente studiare a fondo il cliente: capirne ogni emozione e ogni modalità di ragionamento. Ciò che lo impaurisce, ciò che lo stimola, ciò che desidera ottenere. Il marketing esperienziale ci può essere d’aiuto sia preventivamente per raccogliere questo tipo di informazioni, ma anche successivamente per dare al cliente quelle risposte che vorrebbe e si attenderebbe da te.

5. Come costruire una campagna di marketing esperienziale – 27.11

Ma come costruire una campagna di marketing esperienziale?

Innanzitutto raccogliendo che cosa i clienti si aspettano dal tuo brand: che tipo di esperienze vorrebbero fare, quali esperienze potrebbero essere utili loro per poter comprendere alcuni concetti e alcune cose?

Quante volte ci siamo trovati, specialmente quando c’era molta volatilità su alcuni mercati, a dover tenere tranquilli i clienti, semplicemente solo perché ci eravamo affidati all’approccio razionale sull’andamento dei mercati e sulla volatilità non tenendo conto magari di quello che potevano sperimentare in termini emotivi?

Quanto sarebbe invece più interessante far vivere loro un’emozione e dare loro gli strumenti per poter superare la negatività di un’emozione come potrebbe esserlo quella della volatilità dei mercati?

È chiaro che per costruire questa cosa dobbiamo necessariamente coinvolgere tutti i sensi. Nelle mie ricerche ho individuato essenzialmente tre tipologie di marketing esperienziale: la prima tipologia è il marketing del “sense”, la seconda tipologia è il marketing del “feel” e la terza tipologia è il marketing del “think” quindi sensazione inteso come sensi, feel come emozioni e think come pensiero.

Andiamo per ordine, perché alcuni suggerimenti sento di volerteli dare sin da subito.

Prendiamo i marketing del sense: fa ricordo a tutti i sensi e ha lo scopo di creare esperienze sensoriali tramite vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Questa tipologia di marketing sicuramente potrebbe esserti utile per distinguerti o per motivare i tuoi clienti ad aggiungere valore ai tuoi servizi e i tuoi prodotti.

Su questa cosa qui ti invito ad ascoltare la puntata #9 dove ho intervistato Vincenza Belfiore. Vincenza è un essere geniale, da questo punto di vista, che ha creato una vera e propria essenza: un profumo, chiamato “Origin” che fissa i sensi del cliente sulla tipologia di portafoglio che ha scelto per i propri investimenti, sull’asset allocation. In altri termini: fissando a livello olfattivo l’esperienza che in quel momento il cliente fa questa potrà essere richiamata grazie all’olfatto.

Quante volte ci è capitato di essere per strada e farci superare da un uomo o da una donna che ha un buon profumo e magari è lo stesso profumo che ha una persona che conosciamo? Nel momento in cui sentiamo quel profumo il pensiero ci va a quella persona.

Questo è qualcosa di incredibile, in termini di marketing esperienziale, che ha creato Vincenza Belfiore. Quindi devi far vivere al cliente sensorialmente un’esperienza che successivamente potrà essere richiamata.

Poi c’è il marketing del feel, che fa riferimento ai sentimenti interiori dei clienti. Ha lo scopo di creare esperienze affettive che variano da umori leggermente positivi a forti emozioni di gioia.

Qui il suggerimento che mi sentirei di darti è di farti aiutare da un coach, da un motivatore o uno psicologo che possono, insieme a te, ingegnerizzare un evento o un’esperienza da far vivere ai tuoi clienti e che fissi nella loro testa il tuo brand.

Questa è un’altra cosa che potrebbe aiutarti a lavorare tantissimo su coinvolgimento del cliente.

Infine, il marketing del think, del pensiero: fa ricorso all’intelletto e ha l’obiettivo di creare delle esperienze cognitive e di problem solving che impegnino il cliente dal punto di vista creativo.

Ti faccio un esempio: perché non coinvolgere il cliente in un business game? Vuol dire coinvolgerlo in un’azione di marketing esperienziale. Hai scoperto di avere parecchi imprenditori tra i tuoi clienti? Coinvolgili in un business game, così si cimenteranno tra di loro e metteranno in pratica delle cose: diventerà per te una forma di marketing esperienziale e allo stesso tempo, loro faranno un’esperienza educational e si sentiranno di appartenere a una community (quella di coloro i quali hanno fatto il business game).

Magari si sono scontrati, in termini competitivi, gli uni con gli altri.

Oppure, un altro esempio, durante un seminario finanziario puoi coinvolgere i clienti in quiz che li portino a condividere sapere e conoscenza.

Cito Monica Gardella che organizza dei seminari finanziari a scopo educational dove i clienti e i partecipanti rispondono a dei quiz. È un modo bellissimo di coinvolgere e di tenere desta l’attenzione, ma Monica sta facendo un egregio lavoro perché crea un senso di appartenenza e lavora sul concetto della gamification (fare in modo che vengano svolte delle attività attraverso il gioco) e il quiz è un gioco, specialmente se viene strutturato a squadre dove si viene a creare la competizione.

Questo è un elemento importantissimo che permette anche agli adulti, tramite la gamification, di poter apprendere senza accorgersene.

Come avrai capito, il marketing esperienziale lavora tantissimo sull’esperienza del cliente che è il vero protagonista di tutto, ma nello stesso tempo, ti consente di essere presente nella testa dei clienti e di fare brand awareness oltre a differenziarti e a posizionarti sul mercato in maniera differente.

Il marketing esperienziale è una nuova frontiera?

Io credo di sì, ad una condizione però: che venga progettato ne minimi dettagli. Solo in questo modo sarà in grado di caratterizzarti e distinguerti in maniera adeguata.

Perché non credo ci saranno molti altri consulenti che faranno come te e soprattutto saranno in grado di poter offrire un’esperienza così unica ai loro clienti.

6. Conclusioni – 35.04

Spero che questa puntata dell’Imprendi(promo)tore podcast ti abbia convinto che è necessario cominciare a inserire nella tua agenda quotidiana e nella tua strategia di crescita della tua impresa di consulenza finanziaria il marketing esperienziale.

Prima di concludere consentimi di ringraziare un mio ascoltatore: Stefano Berti, che in occasione dell’uscita della puntata dedicata ai referral ha scritto su Apple Podcast “Ciao, indubbiamente osservazioni e considerazioni inaspettate, considerando che la traccia sempre fornita dall’inizio dell’attività era “chiedi al cliente se si trova bene con te e, se la sua risposta è positiva, non avrà difficoltà a referenziarti presso le sue conoscenze”, be’ la mia esperienza fino ad ora non è stata positiva e quanto osservato in questo podcast ‒ il podcast, lo specifico, è la puntata dedicata alle referenze ‒ apre indubbiamente un nuovo fronte su come impostare correttamente con i tuoi clienti una richiesta di questo genere, appunto, una richiesta referral. Senza ombra di dubbio è un argomento importantissimo che andrà approfondito proprio per scardinare le convinzioni fin qui acquisite. Ma già i primi approfondimenti riportati, mi fanno riconsiderare la cosa sotto un punto di vista positivo, sicuramente più concreto. Grazie Enrico.”

Sono io che invece, caro Stefano, ringrazio te per avermi lasciato questa bellissima recensione e il mio obiettivo è quello di cercare di pensare fuori dalla scatola, fare in modo che possiate immaginare che ci sono dei modi differenti di poter approcciare il mercato, di poter condurre il proprio lavoro e portare al successo la vostra impresa di consulenza finanziaria.

La mia mission è questa: ispirarvi per affrontare il futuro con una nuova consapevolezza, a cui tengo particolarmente e che deriva dal fatto che avendo svolto la professione e conoscendone pregi, virtù, vizi e difetti, alla fine, unito anche lo studio e le competenze, possa realmente farvi vincere il futuro che è ora, non sarà domani, quando sarà troppo tardi.

Nel ringraziarti ancora per avermi ascoltato fin qui, ti invito, se la puntata ti è piaciuta a lasciarmi una recensione su Apple Podcast. Se non sai come fare vai su:

www.imprendipromotore.it/podcast

e troverai tutte le istruzioni per lasciarmi una recensione direttamente su Apple Podcast, la più importante piattaforma dedicata ai podcast.

Sarà per me un piacere poterla leggere e ringraziarti all’interno della puntata dell’Imprendi(promo)tore Podcast.

Inoltre voglio ricordarti che l’Imprendi(promo)tore Podcast lo puoi anche ascoltare su Spotify: basta cercare l’Imprendi(promo)tore.

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento direttamente sulla pagina dove viene pubblicata questa puntata del podcast all’interno del Blog dell’Imprendi(promo)tore, oppure, inviandomi direttamente un vocale su Telegram all’indirizzo @enricoflorentino.

Prima di concludere questo episodio voglio invitarti ad iscriverti al canale YouTube dell’Imprendi(promo)tore. L’iscrizione al canale YouTube ti riserva la possibilità di rivedere o riascoltare tantissimi contenuti: potrai trovare tutti i video che escono con cadenza di tre volte alla settimana sui social network e vengono inseriti anche all’interno del canale YouTube dell’Imprendi(promo)tore e che ti aiutano a tenere il filo con i tanti stimoli e suggerimenti che ho modo di darti.

Per oggi è tutto,

io sono Enrico Florentino

e voglio aiutarti a migliorare la tua impresa di consulenza finanziaria.

Ciao,

alla prossima puntata.

 

 

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2 thoughts on “#062 – Il marketing esperienziale del Consulente finanziario – di Enrico Florentino

  1. Ciao Enrico
    l’esperienza, il poter toccare con mano “l’intoccabile”??
    Si perché chi poteva immaginare che la fornitura di un servizio per così dire “astratto” come me ql della Consulenza Finanziaria, potesse diventare qcs di veramente approfondito, tangibile e toccabile
    Indubbiamente una nuova frontiera per il coinvolgimento concreto del cliente che si rende conto che l’esperienza fornita in questo modo è veramente di altra consistenza
    Grazie per l’esperienza vissuta i qs podcast che ora và coltivata
    Grazie Enrico

    1. Grazie Stefano. La nuova frontiera è lì. Felice di poter contribuire al poter far vedere ai Consulenti finanziari nuove frontiere verso le quali dirigere la loro impresa di consulenza finanziaria.

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