Enrico Florentino
3 Febbraio 2020

#068 – La diversificazione intelligente in tre passaggi – Intervista a Carlo Benetti

Quali sono i trend emergenti che stanno avendo grande impatto sull’econonomia e in definitiva sulle nostre vite?

Ne voglio parlare quest’oggi con Carlo Benetti, Market Specialist di GAM Investments Italia.

Scopri gli argomenti dell’episodio:
1. INTRODUZIONE
2. PRESENTAZIONE
3. QUALI SARANNO I TREND DEI PROSSIMI ANNI?
4. SALUTI FINALI
5. CONCLUSIONE


Ciao e grazie per aver deciso quest’oggi di stare in mia compagnia ascoltando la puntata numero 68 dell’IMPRENDIPROMOTORE PODCAST. Io sono Enrico Florentino e voglio aiutarti a migliorare la tua impresa di consulenza finanziaria.

Prima di cominciare questo episodio, prenditi un momento per iscriverti a questo podcast e, se ti va, lascia una recensione.

 

1. INTRODUZIONE – 1.40

Scrutare il futuro probabilmente è una delle attività che più riguardano i consulenti finanziari specialmente se può aiutare a intuire quelli che possono essere dei trend utili a migliorare l’impatto delle proprie scelte sugli investimenti.

Cercando, ovviamente, di far crescere anche il proprio patrimonio, ma allo stesso tempo anche di proteggerlo da eventuali minacce.

Ed è proprio per questo che oggi ne ho voluto parlare in una bella intervista, ritengo e mi auguro che tu possa avere la stessa e identica percezione, con Carlo Benetti: market specialist di Gam Investments Italia.

La puntata di Imprendipromotore Podcast di oggi è la prima di una serie di puntate dedicate espressamente a interventi di specialist di Gam Investments.

2. PRESENTAZIONE

Enrico Florentino

Benvenuto a Carlo Benetti all’Imprendi(promo)tore Podcast. Carlo io sono veramente felice di averti qui in trasmissione.

Carlo Benetti

Grazie Enrico, ma io sono altrettanto felice di aver l’occasione di scambiare con te una chiacchierata e colgo l’occasione per salutare le amiche e gli amici collegati con l’Imprendi(promo)tore podcast.

Enrico Florentino

Benissimo, io sono veramente lieto di averti qui anche perché la stima che ho nei tuoi confronti è tantissima, ma ci unisce tra l’altro questa amicizia ormai forse da tre anni, ridendo e scherzando, che è nata dalla collaborazione del sottoscritto con Gam. Insieme condividiamo poi una rubrica molto importante, per il mondo della consulenza finanziaria, che è Gam con Te.

Tu con la tua rubrica L’Alfa e il Beta, che esce il lunedì e io con Imprendi(promo)tore che esce il giorno dopo. Questa è una cosa molto bella, perché io e te, ogni domenica abbiamo questo rituale del redigere l’articolo che uscirà il giorno dopo, o due giorni dopo per il sottoscritto, e devo dire che è sempre un grande esercizio di riflessione, di considerazioni.

Senti Carlo, questa è la prima puntata del 2020 che l’Imprendi(promo)tore Podcast dedica a Gam, visto che Gam ha deciso (e di questo sono molto felice) di sostenere tecnicamente questa trasmissione.

Quindi vorrei approfittare della tua presenza per cominciare a fare una serie di riflessioni. Tra l’altro la puntata esce dopo poche settimane dall’inizio dell’anno e quindi quale migliore occasione di incontrarti e di fare un po’ di riflessioni e cercare di capire anche quali potranno essere i trend per ciò che concerne anche gli investimenti, per quest’anno, ma anche per gli anni futuri.

Però, vorrei partire da una serie di considerazioni con te, che sono legate al decennio che si è chiuso, perché non dobbiamo dimenticare che, quando, poche settimane fa, abbiamo sciabolato con i nostri familiari alla chiusura del 2019, entrando nel 2020 è stato abbastanza facile fare una specie di bilancio di che cosa è accaduto negli ultimi dieci anni.

E leggevo proprio in un bel post che ho visto sui social, quanto, il decennio appena passato, sia stato uno dei migliori dell’intera storia dell’umanità.

Ti do alla spicciolata alcuni riferimenti e li do, ovviamente, anche agli ascoltatori. Mi fa piacere perché da un lato possono essere l’occasione per poter fare un po’ di chiarezza sul fatto che non tutto quello che vediamo è negativo, ma come accade il rumore della foresta che cresce, purtroppo, non si sente e noi badiamo solo ed esclusivamente agli alberi che cadono.

Questo perché il decennio scorso è stato un decennio in cui è stato creato il 28% della ricchezza totale, la povertà assoluta si è dimezzata (povertà che oggi vede un grande tema di redistribuzione della ricchezza, ma se andiamo a pensare ai ceti meno abbienti in ogni parte del mondo possiamo notare che la qualità della vita degli stessi è oggettivamente migliorata), la mortalità infantile (e questa è un’ottima notizia) si è ridotta di un terzo, e infine, l’aspettativa di vita è aumentata dal 69,5 anni a 72, 5 anni.

Mettendo insieme questi quattro elementi devo dire che è stato un decennio straordinario. Quindi volevo inaugurare questa conversazione, questa chiacchierata con te chiedendoti un tuo parere, perché queste quattro cose hanno enormi implicazioni e impatti sulla nostra vita quotidiana, sulla vita del pianeta, sull’economia e via dicendo.

Carlo Benetti

Guarda, Enrico ti ringrazio davvero perché tu cogli un aspetto importante della realtà e della percezione della realtà, perché con i numeri che tu hai appena presentato mi dimostri che il mondo è migliore di quello che noi crediamo. Ora, restano le storture e le disuguaglianze.

È uscito il rapporto Oxfam che, per quanto contestabile sulla metodologia, mette in evidenza che c’è ancora troppa disparità nella distribuzione della ricchezza, ma ciò nonostante il mondo è migliore.

E se io ti chiedessi di provare a immaginare (lo dico anche alle amiche e agli amici che si collegano) alla domanda: quante bambine nei paesi a basso reddito, finiscono la scuola primaria tra il 20 il 40 o il 60%, la gran parte di noi probabilmente risponde o il 20% o il 40%, ma la risposta corretta è il 60%. La nostra percezione è sempre più sul negativo.

Nei paesi a basso reddito non vive il 50% della popolazione del mondo, come rispondono gli americani canadesi a un sondaggio su queste due domande (che alla domanda sulle bambine, solo il 7% degli intervistati fornire la risposta corretta). Nelle parti più povere del mondo vive il 9% della popolazione, quindi le cose vanno un po’ meglio di quello che crediamo.

Ecco, su questo mi viene in mente un libro del 2018 “Factfulness” di Hans Rosling che è un libro che rappresenta una vera e propria mappa che ci aiuta a districarci nel mondo vero e non quello dei pregiudizi che abbiamo nella testa.

Ora, vengo anche un po’ al nostro lavoro: noi ragioniamo in modo binario. Siamo stati creati uomo-donna, il principio Yin e Yang, il bene e il male. La nostra mente tende a semplificare, ma all’inizio dell’umanità eravamo noi, la tribù, il clan e gli altri: gli sconosciuti, i nemici.

Oggi alcuni giornalisti ci vanno anche a nozze con le semplificazioni, ad esempio: sulla ricchezza fa più notizia il rumore dell’albero che cade quindi le condizioni di estrema povertà, che sono le condizioni di una piccolissima fetta di popolazione, il che non vuol dire che non ci si debba impegnare, anzi, vuol dire che dobbiamo affrancare tutti dalla povertà, ma fa più notizia la povertà e la ricchezza estrema, i fantastiliardi, piuttosto che la grande parte di popolazione che, come tu ricordavi, sta nella parte mediana.

Ora, la tentazione di ragionare in modo binario e semplificatorio riguarda anche i nostri argomenti. Nel nostro lavoro si tende a chiedere i titoli giusti, quelli che vanno su distinti da quelli che vanno giù. Il confine della professionalità di un consulente o di un gestore passa solo per le performance: sono positive o negative? E si trascura la complessità di un lavoro come quello della gestione e della consulenza che non è comprimibile dentro un’alternativa “male/bene” o “a/b”.

3. QUALI SARANNO I TREND DEI PROSSIMI ANNI?

Enrico Florentino

Certo, per altro, a proposito dell’andamento dei mercati (senza voler fare filosofia spicciola) alla fine sappiamo benissimo che non rientrando nella sfera di influenza, quindi in ciò che noi possiamo far accadere, molto spesso c’è anche il rischio che si attribuisca eccessivamente al gestore o al consulente finanziario se viene approcciato dal cliente come colui il quale può mettere nella condizione di far guadagnare di più o di proteggere il patrimonio, quando in realtà il ruolo è completamente diverso, ma di questo poi ne parleremo nel proseguo della nostra conversazione.

Andando a rivedere i quattro punti che ti ho elencato, la cosa che mi sento di chiederti è proprio il tipo di impatto che l’aumento della ricchezza totale, il dimezzamento della povertà assoluta, la riduzione della mortalità infantile e l’aumento dell’aspettativa di vita, mi dicono: non c’è il rischio che staremo troppo stretti, oppure che allo stesso tempo (dato che oggi non si fa che parlare di sostenibilità) il problema di raggiungere quel break even point dove a un certo punto c’era un indice dove in un certo giorno, ogni anno la popolazione mondiale arriva a consumare tutte le risorse e diciamo che sta andando a credito con se stessa e con il proprio futuro. rispetto a queste considerazioni qui qual è il tuo pensiero?

Carlo Benetti

Questo ci interpella come cittadini di questo mondo, l’Earth day, quello a cui tu fai riferimento, si avvicina sempre di più: dieci anni fa credo fosse intorno a ottobre il giorno in cui si arriva a consumare tutto quello che si sarebbe dovuto consumare nell’anno e fino a dicembre si sarebbe andati a credito, ma questo dieci anni fa.

Due anni fa mi pare sia stato il primo o il secondo giorno di agosto, quest’anno invece qualche giorno prima: intorno alla fine di luglio. Questo significa che noi, a metà anno, ci siamo già giocati tutte le risorse che avremmo dovuto consumare in 12 mesi e che abbiamo invece consumato in 7 mesi.

Questo ci interpella come cittadini di questo mondo, ma interpella anche la politica e interpella anche il nostro lavoro.

Si parla di sostenibilità, anche con il rischio del cliché, del greenwashing cioè del darsi una ripulita ambientalista per sembrare senza essere davvero sostenibili. Io credo che, però, non ci sia più spazio per il greenwashing: o si è davvero convinti che bisogna fare qualcosa, perché la sostenibilità diventa un valore e la finanza c’è e ci deve essere, lo abbiamo anche ricordato in qualche precedente occasione: la finanza è l’architettura dei fini e sta a servizio dell’economia e degli obiettivi dell’uomo e della società.

Se, e noi interpretiamo sempre la finanza come i banchieri coi ventri adiposi, i cilindri e i sigari che disegnava George Grosz negli anni ’20, in realtà, se non ci fosse stato un mercato dei capitali George Stevenson quando inventò la locomotiva, questa sarebbe rimasta una meraviglia tecnologica.

Se non ci fossero state le banche e le società di investimento che raccolgono il risparmio, lo mettono al servizio di un progetto e vengono buttati giù migliaia di chilometri di binari, viene costruito il materiale rotabile, tante locomotive e tanti vagoni per portare persone e merci ecco che le ferrovie, da meraviglia tecnologica, sono diventate un potentissimo strumento di sviluppo.

Gli ultimi decenni dell’800 grazie alle ferrovie hanno conosciuto una crescita impetuosa. Il mercato dei capitali è stato indispensabile: se nel diciannovesimo secolo erano le ferrovie, oggi le ferrovie di un secolo fa sono rappresentate dalle start-up. Le start-up della tecnologia sono incentrate sulla sostenibilità ambientale e quindi un po’ tutta la nostra industria e ciascuno di noi, nel suo piccolo (un po’ come cittadino di questo mondo, un po’ come professionista) non può non essere interpellato da questa nuova frontiera.

Enrico Florentino

Assolutamente d’accordo, però oggi viviamo un momento dove ‒ mettendoci nei panni dei risparmiatori, degli investitori e anche nei panni consulenti finanziari, visto che poi questo è il podcast dei consulenti finanziari ‒ di fatto c’è un tasso zero, e il mestiere del consulente diventa sempre più difficile, da un lato, ma c’è anche sempre più bisogno di consulenza da parte dei clienti perché muoversi da soli o avendo banalmente una piattaforma, credo che non sia assolutamente più sufficiente.

Credo che le opportunità, oggi, per i consulenti finanziari di ricavarsi un ruolo importante sul mercato siano notevoli, a condizione che non si lavori come lo si è fatto negli ultimi trent’anni, ma che si possa migliorare.

Tornando sul tema del mondo a tasso zero, quali sono secondo te i trend che maggiormente caratterizzeranno il mood dei prossimi anni?

Ti faccio questa domanda perché la puntata del podcast della scorsa settimana intitolata “2030 Odissea nella consulenza”, mi sono divertito a fare un esercizio: mi sono immaginato nel 2030 e guardandomi indietro ho cercato di capire come si è evoluta la professione in questi dieci anni.

A questo punto chiedo a te, dal tuo punto di vista, che è un punto di osservazione privilegiato il fatto di poter capire cosa accadrà e quali saranno i trend dei prossimi anni?

Carlo Benetti

Dunque, hai messo tante cose tutte molto importanti.

Cominciamo dai tassi a zero che sono quelli che perplimono di più e che hanno sorpreso noi stessi e i risparmiatori. È una fase straordinaria, questa dei tassi a zero e dura ormai da parecchi anni. Il peso della ripartenza dell’economia è stato sopportato soprattutto dalle banche centrali e, soprattutto nella nostra Europa da una politica afona quasi esclusivamente dalla sola banca centrale.

Ora i programmi straordinari ‒ mi riferisco al QE quantitative easing ‒ di acquisto dei titoli delle banche centrali e i tassi a zero che tu hai ricordato sono stati come dei farmaci molto pesanti, che hanno sortito l’effetto, hanno sostenuto e impedito il collasso del sistema finanziario e hanno rilanciato l’economia, ma un farmaco pesante ha delle controindicazioni e in questo momento le banche centrali sono scarse di munizioni e la loro azione sta toccando i propri limiti.

È successo che la ricerca di rendimento con i tassi a zero, ha portato un sacco di aziende a finanziarsi a basso costo, anche aziende dalle dubbie capacità di rimborso, ma questo è stato alimentato dal fatto che la ricerca del debito ha spinto le persone a comprare tutto il comprabile.

Ecco perché anche società dalle dubbie capacità di rimborso hanno potuto ottenere finanziamenti, la carta obbligazionaria veniva accettata proprio perché si sono sgretolati i totem del rendimento senza pegno. Si sono sgretolati i rendimenti dei BTP, si sono sgretolati i rendimenti, ad esempio, dei buoni postali.

Questo mette sotto pressione la parte obbligazionaria, che diventa vulnerabile (e la parte obbligazionaria è quella dove c’è la grande parte del risparmio italiano), quindi, per tenere insieme l’esigenza legittima di rendimento, ma senza aumentare l’entropia del portafoglio obbligazionario, bisogna allungare l’orizzonte, bisogna avere quella che Padoa-Schioppa chiama “la vista lunga”.

Lui si riferiva alle politiche di governo per il Paese, noi, più prosaicamente, ci riferiamo ai risparmi, che, però sono la sicurezza di una famiglia, vengono dal lavoro, quindi meritano altrettanta considerazione e rispetto. Dentro i risparmi c’è la sicurezza del futuro degli individui e delle famiglie.

Allora allungare lo sguardo significa anche guardare ai temi pluriennali, quelli cui facevi forse riferimento tu e significa tenere d’occhio la demografia: cosa succede nei paesi avanzati, cosa succede in quelli emergenti, perché dalla asimmetria demografica tra nord e sud del mondo derivano buone storie di investimento che meritano di essere esplorate.

Enrico Florentino

Quando hai parlato di Tomaso Padoa-Schioppa ho avuto immediatamente un’immagine: un buon politico dovrebbe avere la vista lunga, perché dovrebbe cercare di tenere un po’ a bada la sua esigenza di consenso per un bene superiore e migliore che è posto nel futuro.

Allo stesso modo, anche un consulente finanziario dovrebbe, per certi versi, svolgere un’attività di mentorship: essere mentore dei clienti per persuaderli a cominciare a guardare al medio/lungo periodo, anziché badare un po’ al consenso immediato nella relazione con il cliente, perché molto spesso il consulente finanziario si trova, un po’ perché hai bisogno di ammiccare al cliente per poterlo acquisire, non dimentichiamoci che il consulente finanziario oggi non è lo standard di mercato per il risparmiatore.

Oggi il consulente finanziario ha mediamente un 15% della quota di mercato complessiva, e questo ci dice che per acquisire dei clienti il suo approccio è cercare di dimostrare di seguire meglio il cliente.

Ovvio, certe volte, commercialmente parlando si cerca di dare al cliente ciò che il cliente vorrebbe immediatamente, un po’ come fa il politico per essere eletto. Allora, è chiaro che in una situazione dove le cose funzionano problemi non ce ne sono: quando l’economia viaggia, anche il problema di allargare il debito pubblico è relativo, il problema è che quando l’economia è stagnante, come un buon padre di famiglia, non ti puoi permettere, per esempio, di allargare il debito.

Rispetto a questo, mi hai fatto riflettere perché tu parli sempre utilizzando una bellissima definizione, che ho fatto mia citandoti, del consulente finanziario come architetto di soluzioni. C’è dal tuo punto di vista qualche suggerimento, qualche consiglio che possa aiutare anche i consulenti finanziari a introdurre realmente anche alcuni argomenti che non sono di particolare consenso immediato, ma che fanno il bene per il futuro dei clienti?

Carlo Benetti

Ti ringrazio per aver ricordato l’espressione della pianificazione dell’architetto di soluzioni, ma a mia volta, ho preso questa espressione da Robert Shiller quando ricorda che la parola finanza deriva dal latino finis (finalità, scopo).

Lo scopo della finanza è aiutare a progredire, quindi la finanza come architettura dei fini è la locomotiva e il mercato dei capitali che ha buttato giù i binari ha fatto lo sviluppo, quindi la finalità del risparmio è assicurare nel lungo periodo alla famiglia la tranquillità della vita in pensione e la tranquillità dell’educazione scolastica dei figli o dei nipoti. Quindi in questo senso interviene la competenza professionale.

Ora io non so davvero cosa dire di intelligente o di originale a professionisti che sono tutti molto presenti sul mestiere, lo fanno da tanti anni e ne conoscono le difficoltà, ma dico che visto che oggi la comunicazione cammina sulle storie, sulle narrazioni, io credo che (per quanto semplificatorio) se noi impariamo a guardare quello che abbiamo davanti agli occhi: dinamiche demografiche, simmetria tra nord e sud, accompagniamo il cliente nella narrazione dei temi pluriennali e questo forse può essere uno strumento per affrancare il risparmiatore dalle ansie e dalle paure del presente, quando si leggono le notizie e si pensa di mettere i soldi sotto al materasso.

Però, la narrazione dei temi come il lusso, ad esempio questa classe media che da qui al 2025 si stima potrà essere composta da quattro miliardi di persone (solo in Cina i milionari sono 50 milioni, come se tutta la Spagna potesse accedere a consumi molto costosi) ci spiega come la classe media sostiene i consumi ed emula i costumi occidentali: le griffe americane e europee si buttano a pesce cercando di vendere e di fatturare, oppure il tema della salute, il fatto che noi siamo il nord del mondo, seduto su una ricchezza accumulata dalla Rivoluzione industriale, ma siamo anche mediamente vecchi, e il sud del mondo, emergente, con un’età media che è poco più della metà della nostra e ha una ricchezza che si sta formando adesso, quindi ora stanno investendo nei sistemi di Welfare e di assistenza sanitaria, mentre noi investiamo molto nella ricerca.

Noi vogliamo stare meglio: tu e io abbiamo una certa età, ma stiamo mediamente meglio di quanto stessero alla nostra età le persone di cinquant’anni fa, perché c’è una maggiore cura. Anche questa è un’occasione, una storia da raccontare.

Poi c’è la grande disruption: la tecnologia che sta facendo balzi in avanti e che, fino a qualche anno fa, era un settore come gli altri, dominato dai produttori di software e dai produttori di hardware, era un settore verticale, oggi invece è un settore orizzontale: l’innovazione taglia trasversalmente tutti i settori. Abbiamo ricordato il lusso, ma il lusso sta investendo pesantemente in tecnologia perché vuole intercettare con l’online i nuovi consumatori che non hanno il negozio firmato sotto casa come a Roma c’è Via Condotti. L’online è indispensabile, cercano di catturare i millennials, i nuovi consumatori.

La tecnologia entra pesantemente nell’automotive, lo stanno sperimentando coloro che sono un po’ più avanti sull’elettrico.

Proviamo a immaginare un fondo pensione: un giovane che comincia a lavorare oggi e mette, nel proprio risparmio previdenziale, titoli dell’automobile, magari in società che oggi son un po’ indietro nella ricerca dell’elettrico: che cosa si ritroverebbe da qui a quindici anni? Quale rischio corre? Ecco cosa vuol dire vista lunga, ma anche occhio per osservare con intelligenza quello che abbiamo davanti agli occhi.

3.1 Consumi di lusso

Enrico Florentino

Hai citato e sono emersi tre trend: consumi di lusso, salute e investimento tecnologico. Sono temi intrecciati tra di loro perché di fondo rimane il tema dell’ampliamento della ricchezza a livello mondiale che ha impresso un’accelerazione incredibile.

Proprio sul tema dei consumi di lusso mi farebbe piacere che tu facessi qualche considerazione, peraltro, questo è il trend su cui Gam ha innestato la propria marcia per quest’anno, perché domani comincia Consulentia e tu sarai impegnato in una delle conferenze, ma anche al Salone del Risparmio la conferenza centrale di Gam tratterà il tema del lusso. Vorrei tu partissi un po’ da qui.

Carlo Benetti

Hai detto bene, Gam ha creduto ai temi pluriennali, decennali, qualcuno li definisce anche secolari, a buona ragione, e ha cominciato almeno dal 2005, quando abbiamo cominciato con l’investimento nei temi specifici, proprio perché andiamo a cogliere le dinamiche demografiche dei 50milionari mal contati in Cina che rappresentano una classe media molto importante.

Non c’è soltanto un aspetto sociale nell’investimento e nel lusso, c’è anche una caratteristica tipica delle griffe e cioè quello che in gergo viene definito il pricing power, il potere di imporre il prezzo.

Se tu decidi di acquistare un orologio molto importante da migliaia o decine di migliaia di euro, una differenza di cinquecento euro è trascurabile. Quindi la possibilità di imporre prezzi e listini senza guardare la concorrenza o l’inflazione.

Non sono costretti a fare concorrenza sul prezzo perché sono altri i driver dell’acquisto del bene di lusso, quindi questo consente all’investitore di entrare in società che sono: mediamente molto liquide, finanziariamente sane e (non è il caso di oggi perché l’inflazione è in ribasso) ma, nell’arco di svariati anni, quando dovesse riemergere una riaccelerazione dei prezzi il segmento del lusso ha una protezione per questa capacità delle aziende di imporre i prezzi.

Enrico Florentino

Se mi consenti una riflessione legata al tema del lusso, che mi permetto di fare in quanto appassionato di marketing, la cifra che contraddistingue questo tipo di aziende legate al tema del lifestyle è l’aver creato una community intorno al brand.

A quel punto diventa quasi trascurabile la questione del prezzo, perché, nel momento in cui appartieni alla community e diventi un vero fan del marchio, qualsiasi cosa che il brand ti propone tu lo acquisti.

Vedo molto bene il ragionamento che fai tu di questa sorta di investimento che difficilmente può risentire dei cicli di mercato perché il bisogno di appartenere alla community capeggiata dal brand che fa risuonare nelle persone che appartengono alla community valori e credenze, di fatto è lo strumento più importante che queste aziende possono avere per tenere a sé i consumatori.

Carlo Benetti

È verissimo, il lusso va insieme alla storia dell’uomo. Appena l’uomo si è urbanizzato, parliamo di 4 mila anni prima di Cristo, le prime strutture urbane hanno lasciato la dimensione tribale, la società si è fatta complessa, divisa e stratificata in classi sociali e la classe superiore aveva bisogno di distinguersi, ed ecco l’abbigliamento o segni esteriori che dovevano significare una distanza. Il lusso nasce con la stratificazione della società.

Quando tu fai riferimento alle community confermi quanto dicevamo prima, come le grandi griffe che hanno storie blasonate guardano alla tecnologia, ai nuovi strumenti di comunicazione presenti sui social sono presenti solo online perché vogliono stare al passo coi tempi e non perdere le opportunità che le asimmetrie demografiche stanno facendo emergere.

I nuovi clienti sono nella nuova classe media che si sta formando nei paesi emergenti perché in Europa chi poteva permettersi la borsa griffata l’ha già comprata, mentre nei paesi emergenti abbiamo i famosi 50 milioni di acquirenti che arrivano tutti insieme nel negozio.

3.2 Salute

Enrico Florentino

Quando tu mi citi 50 milioni di ultra ricchi cinesi, non posso esimermi dal pensare che il tema della salute, che è il secondo trend che tu hai citato ed è qualcosa che oggi consente agli ultra ricchi di accedere a cure che la persona normale non potrebbe permettersi, però va detto anche che le case farmaceutiche, oggi grazie alla tecnologia, sono in grado di poter erogare una cura fortemente personalizzata perché ciò che fino a poco tempo fa sembrava legato a un romanzo, come leggere il DNA, oggi esistono delle aziende negli USA che possono farlo e dirti che tipo di origini tu hai in termine di etnie, ma con un upgrade sono anche in grado di dirti se potrai avere più o meno probabilità di contrarre determinate malattie.

A prescindere dalla questione etica del non volerlo sapere, ma la cosa mi ha fatto riflettere perché questo potrebbe avere delle ripercussioni, ad esempio, sulle coperture assicurative, nel bene e nel male.

Come sempre le cose hanno dei risvolti positivi e negativi, ma una cosa è certa: essere in grado di poter aggiungere anni alla nostra vita da un lato è piacevole, ma sul welfare ha un impatto molto rilevante e questa non è cosa da poco, quindi mi chiedo qual è la tua opinione a riguardo?

Carlo Benetti

Bene, innanzitutto prendiamo la parte positiva. A inizio ‘900 l’aspettativa di vita alla nascita era intorno ai 50 anni, oggi è a 80 e se poi si arriva alla soglia dei 65 l’aspettativa si sposta di ulteriori vent’anni arriviamo a 85 e questa è la buona notizia.

Poi certamente tu hai toccato i temi etici: l’aspetto assicurativo, la capacità di prevedere le maggiori o minori probabilità di contrarre una malattia o il controllo, perché ne parla credo Harari, nel suo “Lezioni per il ventunesimo secolo” del rischio che, più andiamo avanti con la medicina e con la tecnologia, la possibilità di monitorare ci dice chiaramente che stiamo mangiando troppi zuccheri, stiamo bevendo troppo, quindi magari okay la prevenzione, ma fammi vivere.

Questo potrebbe portare all’aspetto negativo per le assicurazioni che, se bevi troppo e mangi troppi zuccheri, ti ritiro la polizza.

Questi problemi del divenire rendono bello questo tempo perché le accelerazioni sono così forti che ci ritroviamo a gestire problemi che fino a qualche anno fa erano impensabili.

Posso dirti che sono anche entusiasta di vivere questo tempo pieno di incertezza, di dubbi e di nuovi rischi. Ulrich Beck che parla della società del rischio non perché sia più rischiosa, o perché nel medioevo si stava meglio (si stava molto peggio) però c’era maggiore certezza su come sarebbero andate le cose: se noi avessimo chiesto a un villico di una qualsiasi valle lombarda come sarebbe stato il mondo da lì a duecento anni, probabilmente ci avrebbe detto che ci sarebbero stati sempre il vescovo e il signore a governare sulla sua discendenza, legata sempre alla terra in una condizione di servitù della gleba.

Non sarebbe andato molto lontano perché sarebbe stato lì per centinaia di anni. Oggi chi è che fa una previsione del mondo e di come sarà da qui a quindici anni? Quindi in questo senso Beck parla di società del rischio e siamo entusiasti del nostro tempo.

Per quanto riguarda invece, le pressioni sul Welfare, questo interpella la politica e noi dobbiamo osservare ciò che accade perché è evidente che il tutto a tutti non è più possibile, l’allungamento dell’età mette pressioni sui sistemi previdenziali, e lo vediamo non soltanto in Italia, ma anche in Francia e nel resto d’Europa.

D’altro canto, nei paesi emergenti, e mi viene in mente la Cina, dove stanno investendo in sistemi di welfare perché il governo vuole abbassare il tasso di risparmio dei propri cittadini, quindi cerca di migliorare l’assistenza sanitaria, perché in paesi emergenti è sempre meglio risparmiare nel caso si stia male così da avere una fonte a cui attingere se si vuole pagare il medico o l’istruzione dei figli. L’istruzione non è gratuita per tutti, e stanno cercando di mettere mano a questo per abbassare ancora il tasso di risparmio e sono soprattutto investimenti in campo sanitario.

Ci sono degli strumenti che vengono utilizzati nella ricerca medicale, nel Pharma, ma anche per assicurazioni sanitarie e società che sviluppano strutture sanitarie che realizzano fuori dall’Europa o dagli USA.

C’è una possibilità di intervento, come opportunità di investimento, che, in mezzo a tutte queste pieghe di incertezza che tu hai ricordato, prendiamo la parte buona, sebbene restino i punti di domanda su dove andremo.

La medicina personalizzata non è una leggenda metropolitana, ma è una delle leggende prossime. Esiste già perché proprio per l’avanzamento tecnologico consente di abbassare i costi: un’assistenza intelligente domiciliare verrebbe a costare meno della degenza in ospedale.

Quindi c’è questa evoluzione, insieme a tutte le altre che hai elencato. Anche se la storia lì del DNA per vedere se sono mezzo fenicio e mezzo ispanico, mi intriga.

3.3 Tecnologia

Enrico Florentino

Io ho fatto una scoperta meravigliosa, perché nel mio caso sono di origine ispanica, greca e con una spruzzata di ebreo del nord africa, del resto essendo i miei genitori della Basilicata c’è la Magna Grecia, quindi è probabile che chi è nato nel sud Italia, da genitori del sud Italia alla fine abbia questo tipo di discendenze.

La cosa fa riflettere, perché come sempre i temi dell’appartenenza sono sovrastrutture che probabilmente abbiamo creato nel tempo, ma che poi in realtà siamo tutti esseri umani.

Invece, riflettevo anche sul fatto che arrivare a monitorare se beviamo troppo o mangiamo male mi fa venire in mente una battuta del film Hammamet, in cui un magistrale Favino interpreta Craxi e a un certo punto, siccome sappiamo che Craxi soffriva di diabete e quindi non poteva assolutamente mangiare pasta e dolci, ma di nascosto lo faceva comunque, a chi gli faceva presente che non era un bene mangiare dolci, lui rispondeva: “Preferisco aggiungere vita agli anni anziché anni alla vita”, quindi questa è un po’ la considerazione finale.

Ma veniamo all’ultimo trend: il tema della tecnologia.

Oggi sono sicuramente vincenti tutte quelle aziende che, a prescindere dal prodotto o dal servizio che propongono al mercato, sono in grado di far risparmiare tempo alle persone.

Oggi il tempo è la risorsa più scarsa in assoluto e quindi tutto ciò che è in grado di far risparmiare tempo ha un posto di rilievo nell’attenzione dei consumatori. Penso, ad esempio, ad Amazon che, oltre a metterci nella condizione di avere una varietà pressoché infinita di beni a distanza di un click, ci mette nella condizione di risparmiare moltissimo tempo, perché è vero che se compri un libro su Amazon hai il 10% di sconto, ma devo dire che anche una libreria come la Feltrinelli mi dà la stessa scontistica, ma continuiamo comunque a preferire Amazon, ci stiamo amazonizzando tutti, perché questa disruption che ha attivato Amazon, ma non solo Amazon, va a incidere su un elemento su cui l’essere umano è estremamente sensibile ed è quello di risparmiare il tempo.

Oltre a questo, ed è una suggestione che voglio condividere con te e anche con gli ascoltatori, è stata proprio una tesi che ho letto in un libro dove veniva riportato questo: “Tutta la rivoluzione industriale ha portato gran parte delle aziende a crescere di dimensioni e asset perché sentivano la necessità di internalizzare i processi”. Ricordo i miei studi al master in business administration dove mi dicevano che più un’azienda è integrata verticalmente, quindi più capacità ha di produrre all’interno, più i suoi margini aumentano.

Questo era vero fino a oggi, perché adesso esternalizzare costa molto meno di internalizzare e porta alle aziende una maggiore flessibilità, visto che è sempre più difficile prevedere il futuro, i cicli di mercato sono più frequenti.

Questa tesi dice che è molto probabile che il futuro vedrà aziende poco capitalizzate, con poca struttura, con pochi asset, perché ciò che prima era interno all’azienda verrà esternalizzato. Sto pensando allo smart working, ad esempio, qui a Milano: buona parte delle aziende, delle multinazionali, hanno uno o due giorni a settimana in cui i dipendenti hanno la possibilità di lavorare da casa.

Questo ha un impatto sulla vita dei dipendenti straordinario, addirittura con un aumento della produttività perché se il dipendente ha necessità di portare il bambino a fare una visita medica, un giorno, se prima doveva chiedere il permesso, così può rimanere a casa a lavorare fino a quel momento e poi portare il bambino alla visita. Sta cambiando veramente tutto e la tecnologia sta avendo un impatto incredibile: volevo tu facessi una riflessione su questa manciata di suggestioni che ho messo sul tavolo.

Carlo Benetti

Bellissime e non poche, con smart working e costi delle aziende mi hai fatto venire in mente degli studi di transazione che ha fatto un economista americano, Ronald Coase, tra gli anni ’30 e ’40 sulle decisioni dell’azienda in base alla gestione ottimale della catena del valore, se tenerla interna p esternalizzarla.

I casi che hai citato sono parossistici, ad esempio, abbiamo Uber, una grande società che trasporta persone, ma che non è proprietaria di una sola macchina o ancora AirBnB una grande struttura di ospitalità turistica che non possiede una sola stanza.

Queste sono le estremizzazioni, perché poi bisogna vedere nel mezzo quelle che noi chiamiamo (perché siamo un po’ agè) relazioni industriali, ma che sono le relazioni con i dipendenti, con chi presta il lavoro, perché abbiamo visto come la Gig economy faccia poi anche esplodere contraddizioni nell’uso e abuso del lavoro di alcune figure professionali.

Sulla tecnologia mi viene in mente una vecchia leggenda, talmente vecchia che la cita anche Dante in un canto del Paradiso: l’invenzione del gioco degli scacchi. L’imperatore orientale, ammirando questo gioco intelligente, complicato, con delle regole, ma dalle potenzialità di gioco infinite, si congratula e dice all’inventore: “Scegli qualsiasi ricompensa e sarai esaudito”.

L’inventore del gioco degli scacchi dice di accontentarsi di un po’ di riso: un chicco sulla prima casella, due sulla seconda, quattro sulla terza, otto sulla quarta e via così. L’imperatore stupito ritiene che l’inventore sia una persona molto umile perché poteva scegliere dell’oro, quindi comanda che gli venga dato ciò che ha chiesto.

Ora, la storia si è rivelata più complicata, perché al termine della prima riga, ci sono 255 chicchi di riso, ma alla fine della seconda siamo a 65 mila. Alla terza riga ci sono 16 milioni di chicchi, e siamo intorno ai 750 chili di peso. Il numero dei chicchi al termine della scacchiera è incommensurabile, tanto che un intero pianeta non basta per dare così tanto riso.

La morale è questa: l’inventore degli scacchi aveva messo in scacco il suo imperatore che però non gradì e gli fece tagliare la testa.

Questo episodio potrebbe avere una morale anche per chi gioca a calcetto con il capo, quindi attenzione a fare il gioco del gatto e del topo, perché potresti non essere tu il gatto. Questa leggenda simpatica ci dà l’idea di una legge di Moore primitiva. Moore è uno dei fondatori di Intel che diceva come la velocità di calcolo raddoppiava ogni anno e poi ha governato lo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni.

Gli esperti oggi dicono, prendendo la leggenda degli scacchi, che la tecnologia è a metà della scacchiera. Se, però, noi teniamo conto della progressione terrifica dei chicchi di riso, significa che abbiamo ancora un potenziale enorme.

Quando tu citavi prima la medicina personalizzata, noi non sappiamo come sarà anche da qui a pochi anni. Parliamo di ricerca quantica applicata ai computer, per cui le aziende devono fare i conti con le nuove frontiere della tecnologia che corre sempre più veloce, noi come investitori non possiamo tenere gli occhi chiusi e, come dicevo prima, non dire tanto che il settore tecnologico è quello su sui si investe di più, come potremmo dire del Pharma, in realtà c’è una caratteristica in più: non c’è più la sola verticalità, ma un’orizzontalità, perché l’innovazione diventa il discrimine. Un po’ come le parche della mitologia greca che tessono le fila della vita delle persone e poi tagliano.

La tecnologia decide i winner e i loser in tutti i settori.

Quelle società che sapranno innovare saranno winner, le società refrattarie all’investimento tecnologico e del “perché tanto si è sempre fatto così”, rischiano di finire come molte società telefoniche che recentemente sono state travolte dagli smart leader.

La tecnologia, l’innovazione ha questo discrimine.

L’Europa è un po’ indietro, perché il confronto ora sarà sulle comunicazioni e sul 5g di Cina e USA. L’Italia, con il suo sistema granulare di piccola e media impresa si troverà di fronte a imprese poco permeabili e molto refrattarie all’innovazione. Quindi noi dovremmo fare attenzione perché l’innovazione corre e noi come Italia, come sistema dovremmo prendere in considerazione anche questo aspetto.

4. SALUTI FINALI

Enrico Florentino

Siamo in dirittura d’arrivo di questa conversazione e ti ringrazio veramente tanto perché come sempre conversare con te è una straordinaria occasione per poter approfondire i temi e avere stimoli di riflessioni e, per i nostri ascoltatori, di avere nuove storie da raccontare.

Vorrei chiederti un’ultima battuta su quello che è il futuro della consulenza finanziaria, dato che questo è l’Imprendi(promo)tore Podcast ed è ascoltato da tantissimi consulenti finanziari.

Alla luce di quello che ci siamo detti fino a ora, secondo te, quale sarà il futuro della professione del consulente finanziario, che tipo di evoluzione potrebbe avere, o meglio, in alternativa, che tipo di evoluzione piacerebbe a Carlo Benetti che avesse la consulenza finanziaria?

Carlo Benetti

Io sono relativamente confidente e certo che la professione della consulenza finanziaria rimarrà a dispetto dei robot advisory che saranno strumenti di ausilio, leve per migliorare, ma la professione rimarrà. Perché i mercati restano il regno dell’incertezza: scrutano il passato alla ricerca di indizi, ma si nutrono di aspettative.

Per cui incongruenze, sorprese, contrasti, sono la norma.

Peccato che l’uomo abbia un bisogno innato di dare un senso alle cose: quando eravamo allo stato primitivo di cacciatori e raccoglitori, i fenomeni atmosferici che non potevamo spiegare, li spiegavamo con interpretazioni magiche o religiose, proprio per il bisogno di spiegare. Se questa è una cosa positiva e si parla dell’uomo come del cercatore di senso, quando si parla di mercati finanziari la ricerca di senso di gioca contro.

De Martino, un sociologo degli anni ‘50/’60, racconta di un episodio di quando era un giovane ricercatore, nella Calabria rurale: si erano persi in campagna, trovano un contadino e chiedono indicazioni.

Il contadino si esprime in dialetto stretto e non lo capiscono, quindi gli chiedono di salire in macchina, di portarli al primo bivio, di ricevere le indicazioni e poi di riportarlo al punto di incontro originario. De Martino racconta che, una volta salito in auto e perso di vista il campanile di Marcellinara, il contadino avverte un senso di disagio (quello che Freud chiama il perturbante) causato dal distacco dal suo ambito familiare e dal campanile. Quando furono arrivati al bivio e riportato il contadino al punto d’incontro, una volta che il contadino vede il punto di riferimento della sua esistenza, “il suo vecchio cuore si andò riappacificando”.

Lo sbriciolamento dei rendimenti gratis, i BTP con il solo rischio della Repubblica Italiana, ha messo i risparmiatori nella condizione di unlike, disagio e angoscia: hanno bisogno del campanile, di un punto di riferimento e secondo me il consulente sarà l’autista della macchina che accompagna il risparmiatore a non perdere di vista il campanile.

Non sarà più il rendimento del BTP, sarà qualcosa di cercato allungando la vista sui racconti di cui abbiamo parlato, però ci sarà sempre bisogno di dare al risparmiatore sicurezza. Il consulente sarà l’autista che accompagnerà il contadino intorno al paese e, quando lo farà allontanare con qualche nuova proposta, saprà spiegarla bene e riportare la vista del contadino sul campanile.

Enrico Florentino

Grazie veramente, prima di concludere voglio estorcerti la promessa che tornerai ancora ospite dell’Imprendi(promo)tore Podcast anche in una situazione come questa dove abbiamo un ingombrante microfono in mezzo a noi, ma è sempre una straordinaria occasione di crescita.

Carlo Benetti

Grazie a te, non fai nessuna fatica nel reinvitarmi perché il piacere è il mio, anche perché sai che dialogo con giornalisti della carta stampata e della televisione, però i tempi sono sempre molto compressi, e ragionare con te in modo disteso, senza seguire con fedeltà il canovaccio, è sempre un piacere e ti ringrazio per la gentilezza e l’ospitalità. È sempre un piacere stare all’Imprendi(promo)tore Podcast e un saluto a tutti.

5. CONCLUSIONE

Sono molto contento di aver offerto a tutti questa intervista con Carlo Benetti. Carlo con la sua consueta chiarezza, credo abbia potuto fornirci molti elementi per poter argomentare con la clientela i maggiori trend che stanno avendo un grande impatto sulle economie, ma non dimentichiamolo, anche sulla nostra quotidianità.

I temi affrontati nella puntata del podcast, saranno gli stessi trattati da Carlo nella conferenza che terrà a Consulentia 20 a Roma, che è una delle kermesse più importanti dedicata alla consulenza finanziaria e che comincerà proprio domani.

Vi aspetto veramente in tanti, venitemi a trovare allo stand N1 di Gam Investments. Sarò presente durante tutta Consulentia e per me sarà un vero piacere incontrarvi, stringervi la mano e fare volentieri due chiacchiere.

 

Nel ringraziarti ancora per avermi ascoltato fin qui, ti invito, se la puntata ti è piaciuta a lasciarmi una recensione su Apple Podcast. Se non sai come fare vai su:

www.imprendipromotore.it/podcast

e troverai tutte le istruzioni per lasciarmi una recensione direttamente su Apple Podcast, la più importante piattaforma dedicata ai podcast.

Sarà per me un piacere poterla leggere e ringraziarti all’interno della puntata dell’Imprendi(promo)tore Podcast.

Inoltre voglio ricordarti che l’Imprendi(promo)tore Podcast lo puoi anche ascoltare su Spotify: basta cercare l’Imprendi(promo)tore.

Fammi sapere che cosa ne pensi lasciando un commento direttamente su questa pagina, oppure, inviandomi direttamente un vocale su Telegram all’indirizzo @enricoflorentino.

Io sono Enrico Florentino e voglio aiutarti a migliorare la tua impresa di consulenza finanziaria.

Ciao,

alla prossima puntata.

 

 

 

3 thoughts on “#068 – La diversificazione intelligente in tre passaggi – Intervista a Carlo Benetti

  1. Complimenti Enrico!
    Non c’è dubbio che averti scoperto e riuscire a seguirti mi sarà di grande aiuto a svolgere la mia attività. A presto!

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