Leonard Bernstein è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi.
Ecco cosa ho imparato da lui sulla felicità.
Il prossimo 25 agosto sarà un giorno molto speciale per me.
È il centenario della nascita del mio più grande mito in assoluto: Leonard Bernstein.
In una bella definizione che ne ha dato il filosofo Carlo Serra, Leonard Bernstein è stato:
“Il più grande pianista tra i direttori, il più grande direttore tra i compositori, il più grande compositore tra i pianisti… un genio meraviglioso”.
Mai definizione poteva essere più appropriata.
Il genio monumentale di Bernstein è racchiuso nelle centinaia di registrazioni discografiche, nelle sue composizioni, nelle sue opere – West Side Story, Candide – in una vita dedicata all’amore per la musica, per la divulgazione di quest’ultima, specialmente tra i giovani – famosi i suoi Young People’s Concert -.
Recentemente leggevo alcuni suoi scritti, composti un anno prima della morte, avvenuta nel 1990.
In uno di questi, Bernstein si interrogava sulla felicità e scriveva:
Cos’è la felicità?
L’amore per la conoscenza.
Il poter lodare.
La capacità di cambiare.
L’abilità di amare e di insegnare.
Il godere dei doni.
La capacità di parlare ed ascoltare.
La capacità di cantare, ballare.
Lo stupore di capire ed essere capiti.
L’amore di imparare.
La gioia della gratitudine.
Le parole di Bernstein sono molto toccanti.
Appena le ho lette mi hanno immediatamente mosso dentro emozioni, energia, joie de vivre, mi hanno dato coraggio, hanno ulteriormente rafforzato il senso del perché faccio ciò che faccio.
Leonard Bernstein ha voluto – con questi versi – scrivere realmente la “ricetta della felicità”.
Pensaci: i versi toccano ogni aspetto della vita.
L’amore per la conoscenza
Non rinunciare in nessun modo a migliorare le tue competenze ed abilità. A scoprire e riscoprire.
Il poter lodare
Si loda Dio, ma si lodano anche le proprie fatiche, le difficoltà che incontriamo perché è da quelle che impariamo, anche se alcune volte abbiamo la sensazione che sia difficile rialzarsi. Ma è proprio grazie a quelle difficoltà che oggi siamo più forti.
La capacità di cambiare
In un momento come quello attuale, il cambiamento è probabilmente l’abilità principale, il mezzo e la finalità della nostra vita, la nostra missione.
L’abilità di amare e di insegnare
Bernstein sosteneva che apprendere è insegnare e che insegnare è apprendere.
In tutto ciò, amore ed insegnamento possono essere ciascuno sostegno l’uno per l’altro.
Non c’è insegnamento senza amore per l’altro e per ciò che si condivide.
Insegnare è prendersi cura della conoscenza dell’altro: una forma altissima di amore.
Il godere dei doni
Molto spesso diamo per scontate tante cose, in primis i doni che riceviamo dalla vita.
Salute, professionalità, intelligenza, sensibilità. Tutte cose di cui è necessario avere cura, di cui godere, visto che ci sono state donate proprio dalla vita.
La capacità di parlare ed ascoltare
L’ascoltare ed il parlare sono le due facce della stessa medaglia. Alternative, entrambe indispensabili nei rapporti umani, nel comprendere il prossimo, nel farsi comprendere dal prossimo.
La capacità di cantare, ballare
Il suono melodioso e ritmato emesso da una voce, il gesto melodioso e ritmato espresso da un corpo.
Due forme d’arte che possono esprimere le medesime emozioni ma su piani differenti, attraverso forme espressive differenti. Suono e gestualità.
Lo stupore di capire ed essere capiti
Quanta meraviglia e sorpresa coesistono dietro il comprendere e l’essere compresi.
Quanta inclusione. In giorni come questi, dove invece – purtroppo! – è l’esclusione, la voglia di non comprendere ad affascinare i popoli.
L’amore di imparare
Ogni giorno la vita ci offre mille occasioni di apprendere, di accrescere, di arricchire la nostra esistenza. Conoscenza e cultura vanno amate per poter ricevere in cambio altrettanta conoscenza e cultura.
La gioia della gratitudine
Gabriele D’Annunzio faceva incidere sul muro di cinta del Vittoriale degli italiani, la sua splendida residenza a Gardone Riviera, la seguente frase: “Io ho quel che ho donato.”
Essere grati di ciò che riceviamo quotidianamente è importante: ci permette di non dare per scontato il fatto che ciò che riceviamo spesso è legato a ciò che abbiamo donato.
Oggi donare sembra diventato sempre più difficile. In realtà è proprio l’atto del donare, insieme a gentilezza e bellezza, che sarà in grado di salvare il mondo.
La gratitudine ed il dono: le vere disruption della nostra epoca.
Grazie Leonard Bernstein!
Grazie Maestro!

Lascia un commento